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CALABRIA ULTRA



I d’Alessandro nella Calabria Ultra

Una diramazione familiare dei d’Alessandro calabresi si è anche sviluppata in taluni paesi della Calabria Ultra. Prima, però, di esaminare tali ramificazioni merita segnalare il personaggio di Giovan Francesco d’Alessandro perché alla data del 5 luglio 1647 rivestì la carica di deputato ed anche di governatore dell’Arrendamento della sete di Calabria e Basilicata, insieme a Giacinto Orsino di Figure marchese di Villacroce, Giovanni Battista Riario oltre a Giovanni Vandeneyden, don Francesco de Ven, Francesco Filomarino, Emmanuele Montoya-Cardona, Paolo Gianettasio, Baldassarre Cattaneo (F.Nicolini, Notizie tratte dai giornali copiapolizze degli antichi Banchi intorno al periodo della rivoluzione napoletana del 1647-48, Na 1953 pg.140).
In merito ai rami calabresi dei d’Alessandro, appartenenti comunque alla piccola nobiltà locale, occorre citare lo studio svolto da Umberto Ferrari (U. Ferrari, Armerista Calabrese, Bassano del Grappa 1971,pg. 12) sulle diverse famiglie dell’aristocrazia calabrese con proprie insegne araldiche. I d’Alessandro, secondo detta ricerca, risulterebbero “godere della nobiltà” non solo in Crotone, bensì anche a Vibo Valentia e Rossano nonché portare come arma quella ufficiale dello scudo “d’oro al leone di rosso attraversato dalla banda di nero caricata di tre stelle del campo”.
Sembra, invece, più completa di maggiori e significative notizie la testimonianza di un nucleo familiare d’Alessandro nell’area di Reggio Calabria, tra i paesi di Vibo e Seminara (Calabria Ultra). Ivi, tra l’altro, nacque a Motta S.Giovanni nel 1603 Don Sebastiano d’Alessandro , figlio di Santoro ed Angela da Tropea. Personaggio menzionato da diversi storici per le sue brillanti cognizioni teologiche acquisite lungo il percorso della sua carriera religiosa. Costui vestì l’abito carmelitano, divenendo dottore in teologia, priore in Napoli poi provinciale di Calabria, infine, vescovo di Ruvo in Puglia con consacrazione nel 1672 da parte del papa Clemente X. Morì a Ruvo ove fu sepolto nella chiesa confraternita di S. Maria del Carmine, dedicata a S.Vito (C.Minieri Riccio, Notizie biografiche e bibliografiche degli scrittori napoletani fioriti nel secolo XVII, Na 1877 pg.18).



I d’Alessandro baroni di Moncoturni e Figurella


Il feudo di Moncoturni

Il feudo di Moncoturni, detto anche Sidero, era collocato nella Calabria Ultra in territorio di Seminara, attuale provincia di Reggio Calabria.
Posseduto a metà ‘500 dalla famiglia Mangia, fu poi acquisito agli inizi del ‘600 dai Filippone per eredità. Con il matrimonio della baronessa Lucrezia Filippone con un appartenente alla famiglia Cavallo, il feudo passò al di loro figlio Antonio Cavallo (M.Pellicano Castagna, La storia dei Feudi e dei Titoli nobiliari della Calabria, III L-O, Cz 1999 pg.203). Dal matrimonio di D.Antonio con donna Agnese Franco nacque la figlia Eleonora Cavallo, erede unica del feudo. Nel periodo di tale possesso successorio vi è notizia anche della residente famiglia d’Alessandro di Moncoturni, già presente in tale località dalla prima metà del XVII secolo.
Esiste documentazione sulla figura di Don Michele d’Alessandro, “nobil uomo di Moncoturni”, in quanto titolare per se e suoi eredi del feudo rustico di Canneto, già appartenuto a Don Filippo Longo, in terra di Palmi. Tale proprietà feudale fu ceduta a causa della non onorabilità di don Michele per un debito di circa 340 ducati a favore della di lui familiare donna Giulia d’Alessandro (S.Gioffrè, Gli Spinelli e le nobili famiglie di Seminara, Monteleone 1998 pg.118).
A tale epoca si fa risalire anche l’entrata di suor Artemisia d’Alessandro, probabile parente del suddetto Michele, presso il monastero di S.Mercurio in Seminara, ove già si era ritirata in precedenza la di lei sorella, suor Antonia d’Alessandro (S.Gioffré, Op.Cit.pg. 120). Vi è traccia,poi, della discendenza di D.Michele che sposandosi con D.Antonia Coscinà procrearono l’unico figlio di nome Alessandro.
Don Alessandro d’Alessandro, si sposò nel 1697 con D.Eleonora Cavallo, garantendo così la baronia di Moncoturni ai suoi eredi, poiché la famiglia Cavallo si estinse.
Riguardo a detto D.Alessandro, è noto il riconoscimento concessogli nel 1712 relativo al giurispatronato del beneficio dei S.Apostoli Filippo e Giacomo (S.Pietro ad vincula) nella chiesa di S.Maria della Santità in Seminara (S.Gioffré, Op.Cit.,pg.118).Tale tipologia di privilegio era riservata ai fondatori di una chiesa e sua progenie. Alla morte della moglie Eleonora Cavallo, nel 1761, la baronia di Moncoturni passò al figlio Francesco Antonio.
Don Francesco Antonio d’Alessandro (Filippone) premorì alla madre lasciando, comunque, quale suo successore il figlio Antonio Sr.(Antonino), nato dal matrimonio con donna Isabella Maria Longo (nata nel 1700), figlia di D.Gaetano e D.Margherita Gariano. D.Isabella, causa la sua giovane vedovanza, si risposò con Carlo Bennati di Gerace.
Il giovane barone Antonio d’Alessandro Sr. cedette, con patto di ricompra, il feudo di Moncoturni a D.Felice Mauro, per conto del nipote D.Antonio Mauro, con atto del notaio Giuseppe Antonio Lanzo di Seminara del 20 settembre 1759, cui seguì il Regio Assenso in data 27 agosto 1760 (M.Pellicano Castagna, Op.Cit.,pg.204). Difatti, alla data del 1762 il feudo risultò essere intestato sui Cedolari ad Antonio Mauro (Cedolario 85, f.584). Nel mentre, però, D.Antonio, con la morte della nonna paterna Eleonora Cavallo, aveva ricevuto decreto successorio dalla Regia Corte della Vicaria nel 1761 (Cedolario 85, f.567). Il feudo tornò,poi, ad Antonio d’Alessandro (Filippone) per il citato patto di retrovendita con atto per notaio Saverio Pentimalli del 30 novembre 1770, a cui fece seguito Regio Assenso (Cedolario 86, f.489).
Altro figlio del compianto D.Francresco Antonio, nonché fratello del suddetto Antonio, fu Don Pasquale d’Alessandro. Quest’ultimo, detto “de nobili genere” fu professore di filosofia, teologia ed esercitò la professione di avvocato nel foro napoletano (S.Gioffré, Op.Cit., pg.118). Nel 1748 D.Pasquale ottenne la cappellania perpetua dell’Ecce Homo nella chiesa di S.Michele Arcangelo in Seminara, nonché divenne arcidiacono della chiesa collegiata di Seminara. Fu,infine, “confessore e vicario del vescovo in spiritualibus” (Bollari dei Vescovi di Mileto).Morì il 30 agosto 1791.

Il feudo di Figurella

La terra di Figurella nei pressi di Seminara è nota alle cronache storiche per la famosa battaglia avvenuta nel 1495 tra l’esercito francese, comandato dal maresciallo di Francia Eberardo d’Aubigny (scozzese di origine), sceso a sostegno del diritto dinastico di re Carlo VIII d’Angiò al Regno di Napoli, contro l’esercito spagnolo, comandato dal Gran Capitano Consalvo da Cordova e Ferrante II d’Aragona, già re di Napoli. Le truppe francesi si erano, tra l’altro, appoggiate alla città di Seminara che era divenuta la più importante piazzaforte “angioina” (schieramento politico di interesse dell’intero casato dei d’Alessandro) della Calabria Ultra. Tale vittoria dei francesi è scolpita su un frammento marmoreo, custodito nel municipio di Seminara e facente parte di un monumento datato circa metà ‘500, forse dedicato a Carlo Spinelli. Tale feudo rustico fu posseduto da fine ‘600 fino agli inizi del ‘700 dalla famiglia Marzano (M.Pellicano Castagna, Op. Cit.,pg.236) per poi passare a donna Alfonsina Romano, erede della famiglia Russo o Rossi. D.Alfonsina, figlia di Don Diego Romano e Donna Diana d’Aquino (S.Gioffré, Op.Cit.,pg.118), sposò nel 1730 il citato barone Antonio Sr. d’Alessandro. La famiglia d’Alessandro acquisì la titolarità del feudo di Figurella dal 1722 (o 1732?) come da intestazione dei Cedolari (Cedolario 86, f.96). Da questa unione nacquero i seguenti figli:
1. Eleonora, nata nel 1734 c.a. si fece suora al convento dell’Annunziata;
2. Francesco Antonio, nato nel 1735, subentrò nel titolo di barone di Moncoturni essendo il primogenito. Fu arrestato e rinchiuso, forse, per debiti nel carcere di Napoli nella prima metà del XVIII sec. Solo nel 1754 il d’Alessandro riuscì ad uscire di prigione, allorquando accettò di sposare Donna Lucrezia Spina, figlia di D.Francesco e D.Giovanna Roggero, che però abbandonò una volta acquisita la libertà. Francesco Antonio fu l’ultimo intestatario del feudo di Figurella nel 1772 (Cedolario 86, f.96) che però , a morte del padre Antonio, refutò nel 1790 a favore del fratello Domenico con atto del notaio Vincenzo Fallace di Tagliacozzo del 28 luglio 1790 (M.Pellicano Castagna, Op.Cit., pg.204).Seguì a tale rinuncia Regio Assenso del 26 settembre 1791 (Quinternioni 318, f.428) e nuova intestazione in data 7 luglio 1792 (Cedolario 87, f.489).
3. Antonia, nata nel 1737 divenne suora nel Convento dell’Annunziata;
4. Domenico, nato nel 1739, fu capitano delle Reali Guardie del Corpo di S.M. il re di Spagna. Sposò nel 1786 in prime nozze D.Geronima Grassi da Palmi, figlia di D.Pasquale Grassi e D.Caterina Rocca. Da tale matrimonio seguirono due figli. Il capitano D.Domenico, divenuto barone di Moncoturni nel 1790 e titolare del feudo di Figurella, si risposò con D.Petromilla d’Aquino. Risulta, infine, che nel 1788 Domenico ottenne il fondo Zappino (di 16 tomoli) dai domenicani.
5. Alessandro, nato nel 1741, emigrò in Barcellona, a seguito della corte di re Carlo III, come servitore cortigiano, ove sposò D.Emanuela Floret. Morì nel 1783.
6. Arcangelo Vincenzo, nato nel 1742, morì con tutta la famiglia nel terremoto del 1783 (M.Pellicano Castagna, Op.Cit., pg.204).
7. Giulia, nata nel 1744, divenne suora nel convento dell’Annunziata.
L’intera famiglia con Pasquale e madre Isabella Longo, nonché i coniugi Antonio Sr. ed Alfonsina, alla data del 1746 risultò risiedere nell’avito palazzo sito nel quartiere di Belvedere in Moncoturni.
La discendenza dei d’Alessandro di Moncoturni continuò, poi, con i due figli del barone Domenico, morto il 12 gennaio 1796. Il di lui primogenito Antonio (Jr.) d’Alessandro morì nel 1799 senza lasciare eredi e la di lui successione si aprì il 29 maggio di quel medesimo anno (Cedolario 87, f.702).
La secondogenita Vincenza d’Alessandro (Filippone), nata il 19 aprile 1789, poiché orfana in giovane età fu allevata dalle zie che lasciarono il convento dell’Annunziata per seguire in qualità di tutrici il patrimonio della nipote. Donna Vincenza fu l’ultima dei d’Alessandro titolare delle baronie di Moncoturni e Figurella che risultarono a lei intestate in data 19 maggio 1801 (Cedolario 87, f.702) per successione ai defunti padre e fratello.
D.Vincenza d’Alessandro sposò ad 11 anni , nel 1800, D.Francesco Mezzatesta, figlio di Saverio e D.Maria Ortenzia de Franco dei baroni di S.Agata e Precacore. Costei morì all’età di 85 anni, il 23 dicembre 1874, dopo aver donato alla cappella, annessa al monastero dei Minori Osservanti di S.Maria degli Angeli (chiesa di S.Marco) l’antico stemma della famiglia Filippone.



D.Michele = D.Antonia Coscinà --Giulia d’Alessandro-- Artemisia (suora)--Antonia d’Alessandro (suora)
| D.Alessandro d’Alessandro=(1697)Eleonora Cavallo (Baronessa di Moncoturni)
| | D.Francesco Antonio d’Alessandro (Barone di Moncoturni, morto giovane prima 1761)= D.Isabella Longo
| | Antonio d’Alessandro ----------------------------------- Pasquale d’Alessandro (Teologo, Avvocato, 1748 Arcidiacono di Seminara)
=(1730)D.Alfonsina Romano (vivente fine XVIII ) Baronessa di Figurella Barone di Moncoturni fino al 1759 e dopo 1770 + 1791 |
| | Eleonora--Francesco Antonio-Antonia- Domenico-- Alessandro-- Arcangelo/ -Giulia Vincenzo n.1734 n.1735 n.1737 n.1739 n.1741 n.1742 n.1744 Suora Barone Moncoturni 1772 Suora Capitano Reali Guardie Cortigiano Spagna + 1783 Suora = D.Lucrezia =D.Geronima =Emanuela Spina (1786)Grassi Floret 1790 Rinuncia al titolo 1790 Barone Moncoturni + 1783 + 1796
| | Antonio d’Alessandro(Barone Moncoturni) -- Vincenza d’Alessandro
Baronessa Moncoturni 1801 = (1800) D.Francesco Mezzatesta + 1874