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L'Ordine della Giara



Da fonti documentate risulta essere l’ambasciatore-giureconsulto Antonio,esponente del patriziato napoletano dei d’Alessandro, investito del cavalierato dell’Ordine della Giara. Fu re Ferrante/Ferdinando I d’Aragona a voler riconoscere al suddetto personaggio illustre, a metà del XV secolo, tale riconoscimento per i servigi svolti e le capacità professionali. Tale Ordine, tra l’altro, risulta essere istituzionalizzato proprio dal citato sovrano aragonese, di origine castigliana, verso i suoi importanti dignitari di corte a segno della loro certa fedeltà verso la corona. Secondo lo storico seicentesco Curita l’idea di fondare un tale ordine si concretizzò nel giovane Ferdinando di Trastàmara o de Antequera (*Medina del Campo 2/11/1380 + Igualada 2/4/1416),detto “il giusto” , allorquando era ancora duca di Penafiel ed infante di Castiglia, e più precisamente nel giorno della festività dell’Assunta (15 agosto) del 1403 . La Giara, poi, passò dall’autorità del Gran Magistero ducale (circa sette anni) a quella reale, quando Ferdinando salì al trono d’Aragona e Sicilia nel 1410. Detto ordine raggiunse un notevole livello d’importanza, in questo periodo, tale da sostituire i già esistenti ordini regi, quale quello della Banda , di S.Spirito e di S.Giorgio.
Il regolamento-statuto dell’Ordine (Regla della Giara) non presenta norme, che si rifanno ad una rigorosa pratica “di vita associativa” o contenenti “obblighi di prestazioni militari” a favore del principe-magister. Tra gli obblighi evidenziati, invece, vi era il rito di indossare, nelle celebrazioni importanti e il Sabato, tuniche bianche con paraventi su cui era impresso l’emblema dell’Ordine, cioè l’immagine di una giara dalla cui bocca fuoriuscivano tre gigli. Questa figura simbolica si trovava, anche, impressa sul collare di onoreficenza, composto da una serie di giare saldate da cui pendeva un grifone. Altra sequenza di giare dorate o argentate era, pure, ricamata su una fascia a bandoliera in tessuto che dalla spalla cadeva sul petto. Una testimonianza iconografica dell’esistenza di tale sorta di banda si rinviene nel monumento sepolcrale del citato ambasciatore Antonio d’Alessandro, presso la cappella d’Alessandro nella chiesa di S.Anna dei Lombardi(Monteoliveto). L’immagine marmorea di costui raffigura il nobile cortigiano in posizione di riposo con le braccia conserte, con accanto la moglie Maddalena Ricci. La fascia con le giare ed i gigli è impressa sulla tunica diplomatica, partendo dalle spalle si ricongiunge verso le mani sovrapposte. Il simbolo dell’Ordine è, inoltre, rappresentato nella seconda parte smembrata del monumento funebre del d’Alessandro con due grandi giare, poste a decoro in rilievo nei pannelli marmorei, fiancheggianti l’insegna araldica della famiglia.
La tunica della Giara doveva, comunque, essere indossata con senso di fedeltà verso la dinastia aragonese trionfante ed il suo rappresentante primogenito.
Difatti, le regole fissarono che la “facoltà di conferire l’onoreficenza sarebbe spettata in futuro esclusivamente a coloro che dopo Ferdinando avessero ereditato il diritto di primogenitura nella successione” , a cui spettava obbedienza. La Giara comparve subito alla nascita di re Alfonso, figlio primogenito di Ferdinando e divenne onoreficenza tanto cara a detto sovrano da essere spesso elargita ai suoi fedeli sudditi.
Re Alfonso offrì la Giara a grandi personalità, tra cui l’imperatore Federico III in occasione della sua visita alla corte di Napoli. Lo storico Vespasiano da Bisticci, così, testimoniò tale evento: “Fecegli la Maestà del re molti presenti, et di grandissima istima, et detegli l’impresa della banda di farlo cavaliere della Vergine Maria, che si porta a riverentia di nostra Donna”.
L’Ordine della Giara fu in uso presso i diversi sovrani aragonesi e se ne perse l’uso dell’investitura con il regno di Ferdinando II, il Cattolico (1530).





Sepolcro di Antonio d'Alessandro presso la chiesa di Monte Oliveto (S.Anna dei Lombardi):





Particolare dell’insegna della Giara (Ordine della Giara)
sovrapposta sulla banda calante dalla spalla e ricadente sul petto.



Note:

C.f.r. J.Curita, Los cinco libros primeros de la segunda parte de los anales de la Corona de Aragon, Caragoca, 1610 Ferdinando, della dinastia castigliana dei Trastàmara, era il secondogenito del re Giovanni I di Castiglia e successe al sovrano Martino I, il “vecchio”, zio dello stesso nella corona d’Aragona e Sicilia alla sua morte Ibid. p.97. L’autore scrive “orden de cavalleria de la jarra y Llirios y un grypo que el avia instituydo, y la recibio con gran solenidad en la iglesia di Santa Maria de la Antigua de su villa de Medina del Campo el dia de la fiesta de la Assuncion de nuestra Senora del anno MCCCCIII” Ordine prettamente di carattere militare, fondato nel 1332 dal re di Castiglia-Leon, Alfonso XI(*1311+1350), detto “l’implacabile” Ordine fondato dal re di Castiglia, Giovanni I di Trastàmara (*1358 +1390), padre di Ferdinando Ordine fondato dal re d’Aragona, Pietro IV (*1319+1387), il “cerimonioso” G.Vitale, Araldica e Politica Statuti di Ordini cavallereschi “curiali” nella Napoli aragonese, Napoli 1999 p.35 Secondo lo storico giurista De Spechio (L.De Spechio, Summa dei Re di Napoli e Sicilia e dei Re d’Aragona, 1468 ma ristampa Liguori 1990) re Ferdinando scelse la tonaca bianca perché “devoto della gloriosa Vergine Maria, che per onore de essa fece la stola bianca per divisa con berretta della Salutacione dell’Angilo Gabrieli” Ibid, p.36. La nota di preambolo delle Reglas di Ferdinando così citava: “Ruego et mando al dicho don Alfonso mi fijo primogenito o al otro mi filjo que heredara la primogenitura o a oltro qualquier despues dela dicha primogenitura heredara si el aya la benedicion de Dios et la mia que para en todos sus dias mantenga la dicha mj devisa con las Reglas et condiciones que adelante se siguen..a el es mas obligado ala mantener pues que es mas honerado por la primogenitura que los otros mis fijos sus hermanos” “El Rey de Aragon con el Duque de Calabria su hijo, y Don Alonso, su nieto y otro doce cavalleros traje sen el collar de la Escama, con la divisa de la Banda del Rey de Castilla” (T.De Marinis, La biblioteca napoletana dei Re Aragonesi,Milano 1947, V.I p.137) V.da Bisticci, Le Vite, Firenze 1970, V.I p.108