Menu a tab - Esempio JavaScript scaricato da HTML.it


Il Blasone La Tradizione Equestre fino al XV secolo La Tradizione Equestre dal XV al XXI secolo L'Ordine Costantiniano L'Ordine di Malta L'Ordine del Tempio L'Ordine della Giara Il Castello di Pescolanciano La Villa di Mergellina Il Palazzo di San Ferdinando Il Palazzo di Santa Lucia Il Palazzo del Corso Vittorio Emanuele Sant'Alessandro Le CeramichePersonaggi
News Attività










PRINCIPATO CITRA
(Capoluogo Salerno)







Da Libro dei Feudi - Archivio Famiglia d'Alessandro


I de Alexandro nell’anno 1000


Il citato studioso De Daugnon nei suoi appunti, poi editi nel 1880 (La Ducal Casa dei d’Alessandro) fece risalire il capostipite del Casato d’Alessandro nella figura di Petrus de Alexandro, di cui riporta quanto segue: “Nell’archivio della S.S. Trinità di Cava (AXXXV n.81) si serba un istrumento scritto su pergamena con la data del mese di novembre dell’anno 1179. In forza di tale istrumento Truda, allora vedova di Giovanni (de Alexandro), vendè a Pietrone una terra con casa, che aveva ereditata da Giovanni, Vescovo di Sarno, e zio materno di lei.Si legge altresì ivi che Pietro d’Alessandro fu padre di Leone, dal quale nacque Amato, genitore dei detti Giovanni e Petrone, o Pietro II° e che la detta Truda assegnava per garanzia di tale vendita Petrone figlio di Guidone, e genero di lei. Si avverta che il mentovato Vescovo di Sarno (del quale l’Ughelli non ci dice il cognome) visse nell’anno 1156 ed intervenne nel concilio del 1179, nel quale anno morì. Si noti altresì che per regola genealogica dovendosi ad ogni tre generazioni dare il tempo di cento anni, ne consegue che Pietro I° d’Alessandro ebbe vita probabilmente nell’anno 1000 dell’era volgare”.

Pietro I° (anno 1000)

|
Leone
|
Amato
|
Giovanni sposa Truda (nipote del Vescovo di Sarno) 1156_______________________Pietro II (Pietrone) Notaio
|
|
Guido/Guidone - Nicola- Pietro





Antico stemma de Alexandro,presso la cisterna del cortile della chiesa della commenda di Santo Spirito
(privo di stelle nella banda e con il campo color azzurro).




Roccagloriosa

E' il primo feudo documentato che fu retto nel XII secolo dall' esponente di Casa d’Alessandro, Guido o Guidone de Alexandro, seppur la genealogia tradizionale fa risalire le origini familiari al leggendario capostipite Pietro, vissuto intorno all’anno 1000. Ai tempi di questa baronia le armi del Casato risulterebbero, da un manoscritto familiare del ‘900, Cabreo dei feudi, essere rappresentati dal solo leone rampante, senza banda/con banda trasversale (quale quello in pietra su un pozzo di cortile ivi presente),in campo azzurro, utilizzando simboli e colori tipici di una costumanza normanna.Non risulta, comunque, al momento essersi sviluppato un ramo familiare locale,causa la mancanza della parentela completa dell’esponente menzionato,seppur i discendenti primogeniti del barone Guido, secondo le note storiche tramandate, si trasferirono verso Terra di Lavoro.







Libro dei Feudi - Archivio famiglia d’Alessandro





Guido o Guidone de Alexandro sul finire del XII secolo fu Barone di Roccagloriosa (feudo in Principato Citeriore, distante 56 miglia da Salerno ed 83 da Napoli, sito nel golfo di Policastro). Egli è citato nel Catalogo dei Baroni,scritto dal Borrelli,e risulta essere tra i nobili riuniti dal Re normanno Guglielmo II il Buono nel 1187 per combattere in Terra Santa nella terza Crociata del 1189 (1189-1192).In quel tempo Gerusalemme (dopo il disastro di Hattin ove fu disfatto l’esercito cristiano con la cattura di Re Guido) era stata conquistata dai Turchi del Saladino. Papa Gregorio VIII, perorando la liberazione della città dai musulmani, designò e scelse alla guida delle schiere cristiane Federico I, detto Barbarossa,(che morì affogato in un fiume della Cilicia nel 1190 durante il viaggio) nonché Filippo II Augusto Re di Francia unitamente a Riccardo Cuor di Leone,Re d’Inghilterra. Per questa difficile impresa partirono circa 600 mila armati. Il Guidone partecipò alla spedizione contro i musulmani personalmente con il seguito di altri tre suoi cavalieri servienti ed uomini armati, come era d’uso per i feudatari presso la monarchia normanna. Secondo le norme militari dell’epoca,non tutti i cavalieri erano però obbligati al servizio di guerra, quale corrispettivo del feudo avuto in concessione dal Re. Inoltre, i feudatari vassalli avevano facoltà a loro volta di farsi sostituire da un certo numero di altri cavalieri in proporzione all’entità della Baronia. Fu presa Tolemaide, occupata nel 1191 Accon (S.Giovanni d’Acri) ma anche l’esito di questa crociata fu fallimentare e si concluse con una pace diplomatica tra il Saladino e Riccardo. Gerusalemme rimase ai Turchi, seppur fu consentito ai cristiani il pellegrinaggio senz’armi a Gerusalemme nonché il possesso della fascia costiera tra Giaffa e Tiro.






Ritratto del feudatario Guido d’Alessandro - Proprieta' d'Alessandro




Da Libro dei Feudi - Archivio Famiglia d'Alessandro



Sorrento

Si ipotizza,invece, che un ceppo familiare dei d’Alessandro, staccatosi forse da quello di Roccagloriosa si insediò in Sorrento nel XIII secolo. Fonte archivistica certa (Registro Angioino, Archivio di Stato di Napoli, n.139 fol 217, distrutto durante l’occupazione nazista ed i cui Registri furono ricostruiti dal Sopr.Arc.Riccardo Filangeri) rileva la presenza di un ramo d’Alessandro aggregato alla nobiltà del seggio di Dominoro/Dominova nella città di Sorrento. Tra gli esponenti ivi vissuti, gli storici ricordano il giudice Saverio o Severino d’Alessandro, vissuto intorno al 1304. Di costui si trova citazione nelle prove nobiliari del processo di ammissione all’Ordine di Malta del neocavaliere D.Francesco Montoja di Cardona, figlio di D.Agnese d’Alessandro del ramo napoletano di Porto (ramo estinto di “Cecco” nel XVII sec.).Il documento settecentesco (Archivio di Malta, processo AOM, National Library of Malta, La Valletta) oltre a contenere gli attestati di riconoscimento familiare della madre Agnese, riferisce particolari genealogici sul Casato dei d’Alessandro, includendo il ramo nobile di Sorrento. In particolare fu riportato quanto segue, tratto forse da citato Registro Angioino: “In Regestro eiusdem Regis Caroli Secundi Sig.to de anno 1304 1305 lit.A fog.217 legitur petitio facta proparte Nicolai Marzati quod ipse possidebat quasdam domos in Civitate Surrenti in platea Portus Maioris iuxta bona heredum q.m Judicis Severini de Alexandro Militis pro ut hec et alia in dicto Regestro latius patent cui se refert et in fidem datum”. Inoltre, risulta dalla documentazione (Archivio di Stato di Napoli, Fuochi, Vol.18,f.1074) sulla numerazione dei fuochi della città di Sorrento,datata 1489, la presenza di Paolo d'Alessandro e suo fratello Filippo, ed altri esponenti ("Nobilis Paulus Alexandri annorum 30.Dom.no Philippus frater an.25.Lisabetta mater an.60.Costantia fam.am an.50, Antonio fam. ann.18"),tassati per somme annuali differenti. Altrettanto, in altra documentazione sui Fuochi (A.S.N. Vol.18 f.1083), si citano altri personaggi appartenenti a detto ramo familiare: Nicola d'Alessandro, coniugato con Donna Renza, ed i di loro figli Alessandro e Agnese ("Nobilis Nicolaus Alexander an.25.Madamma Renza uxor an.20.Alexander filius an.4.Agnesella filia an.1").Detto ramo doveva essere ancora in auge nel corso del XVII sec., poiché menzionato da Biagio Aldimari (“Memorie delle famiglie imparentate con la famiglia Carafa, Vol.IV, Napoli 1691, p.372”).Lo storico scrivendo sulla “famiglia Alessandro” confermò essere rappresentata anche da un ramo che ai suoi tempi “gode ancora - della nobiltà – in Sorrento”. La discendenza del ramo sorrentino sopravvisse fino al XVIII secolo, tant’è che viene citata ancora nel libro di Vincenzo Donnorso (“Memorie storiche della fedelissima ed antica città di Sorrento, Napoli 1740, p.192”). Lo stesso G.B.Crollalanza (“Dizionario storico-blasonico delle famiglie e notabili italiane, Pisa 1888”) riportò la notizia dell’estinzione del ceppo sorrentino nel corso del ‘700. Altri studiosi ottocenteschi, infine, citarono i d’Alessandro di Sorrento nelle loro pubblicazioni: F.Furchheim (“Bibliografia dell’isola di Capri e della penisola sorrentina, in Storia di Sorrento nel Medio evo con notizie sulle chiese e famiglie nobili Sorrentine, 1899”), G.Canzano Averna (“Cenni storici sulla nobiltà Sorrentina, S.Agnello 1880”). Nella cattedrale di Sorrento, ove ricevette nomina vescovile (1271-78) D.Ludovico d’Alessandro, si rinviene sulla fonte battesimale, organo ed elementi marmorei l’insegna del ramo sorrentino con leone dorato in campo azzurro e 3 stelle ad otto punte su banda trasversale. Alcuni esponenti del ramo sorrentino, probabilmente, mantennero delle proprietà rustiche presso Vico Equense, ove furono proprietari del palazzo poi dei Celentano di Ticciano, come testimoniato dall’arme d’Alessandro ancora esistente sul portone d’ingresso dell’immobile.




Stemma Palazzo d'Alessandro
(poi Celentano di Ticciano)



Cattedrale



Altare con particolare dello Stemma D'Alessandro




Fonte battesimale con Stemma D'Alessandro




Organo con Stemma D'Alessandro





Da Libro dei Feudi - Archivio d’Alessandro





Arcivescovo Lodovico de Alexandro

Fu secondogenito del consigliere Angelo de Alexandro (viv.XIII sec.).Mentre il fratello Carlo divenne Giustiziere di Calabria (1226),Lodovico seguì la carriera religiosa diventando Arcivescovo della cattedrale di Sorrento, succedendo a Pietro nel 1271. Restò in carica fino al 1278,presunta epoca della sua morte.Sotto il governo pastorale dell’Arcivescovo Lodovico de Alexandro la città di Massa Lubrense fu incorporata in quella di Sorrento, per volere di re Carlo I d’Angiò.





Da Libro dei Feudi - Archivio Famiglia d'Alessandro









Documenti Archivio Famiglia



Albero genealogico

Arc.Lodovico de Alexandro ( fine sec. XIII)

Giudice Saverio/Severino de Alexandro (inizio XIV sec.)

Paolo ------------Filippo Alexandri

Costanza-----Antonio Alexandri (fine sec. XV)

Nicola Alexander=D.Renza

|

Alessandro----Agnese (sec.XV)





Albanella

Detta cittadella e suo territorio nel salernitano, rientrante nella Provincia di Principato Citra, è ritenuta essere stata abitata da comunità elleniche, seppur furono i profughi di Paestum a garantire un iniziale sviluppo urbano. Nel tardo Medioevo, detta proprietà feudale, non distante da Capaccio e Roccadaspide, fu asservata alla baronia di Fasanella con i suoi signori, fino all'epoca della dominazione Angioina.Sotto gli Aragonesi, il feudo passò ai Sanseverino (nel 1465 con Roberto, conte di Caiazzo, su consenso di re Ferrante d'Aragona) con loro discendenza che mantenne la proprietà , salvo alcune compravendite con patto di riacquisto, fino alla seconda metà del XVI secolo. La terra passò ai Comes fino al 1592 e poi ai Minadois (E.Di Pietro, Chiesa, Baroni e Popolo nel Cilento, Vol.I,Rm 1982,pp.486-488).La baronia deve essere stata acquisita a fine cinquecento da D.Francesco d'Alessandro, prima del subentro della famiglia Cannicchio. Dagli atti notarili del notaio Giuseppe Tommasuolo (dal 1728 al 1738), circa le successioni ereditarie e testamentarie di D.Liberato e D.Francesco Giacomo d'Alessandro, discendenti dal barone D.Francesco Senior d'Alessandro di Albanella,(Atti notaio G.Tommasuolo,Archi.Stato Napoli, Notai del Settecento, Sch.1150 Prot.32) si evince la suddetta acquisizione del feudo in questione, ove tra l'altro esisteva convento carmelitano e chiesa dedicata alla SS.Annunziata. Non è riportata data di acquisizione e nome del venditore della proprietà, ma si riferisce che la terra di Albanella fu venduta dal citato D.Francesco Sr. ai d'Urso/Orso (Fabrizio in Quinternioni, 128 f.242) con le sue fruttuose rendite (sopra i terreni coltivati a grano,legumi,vite,olivo nonché sull'attività pastorale.G.Cirillo, Il Vello d'Oro, Lacaita 2003) per 12.000 ducati.Circa il barone Francesco Sr. d'Alessandro si rinviene essersi sposato con Ortenzia Maiorino (i cui fratelli Matteo,Orazio,Giuseppe rivendicarono crediti, donati a D.Francesco Sr., verso cittadini di Montecorvino in Puglia tra il 1580 ed il 1588.Atti notaio Ranucci,ASN,Notai del Settecento,Sch.94 Prot.17,f.158) e di aver come familiare D.Vespasiano d'Alessandro (fratello), sposato con Lucrezia Del Giudice (1600), con probabile provenienza del ceppo familiare dalla vicina città di Sorrento, ove era fiorente un ramo nobilitato della famiglia con sua appartenenza ad un seggio cittadino. Il barone Francesco Sr. mantenne il feudo per circa una ventina d'anni, lasciando una discendenza che rimase comunque collegata ad alcuni successivi signori di Albanella. Risultarono, poi, crediti pendenti tra Francesco Sr. d'Alessandro, cessionario del feudo, ed il nuovo proprietario Matteo Francesco Cannicchio alla data del 1630, tanto da ricorrere al Sacro Regio Consiglio per trovare un accordo con speciali obbligazioni ed ipoteche emesse su detti crediti (Atti notaio Francesco dell'Aversana,1672,ASN, Notai del Settecento,Sch.482 Prot.12,ff.361 v. e ss.). I suddetti documenti notarili indicano l'anno 1655, quale data di morte del citato barone Francesco, che lasciò suoi eredi D.Claudia e D.Liberato Senior d'Alessandro. Quest'ultimo, come dagli atti notarili, prese in moglie (1630) Laura Cannicchio, sorella di Matteo Francesco Cannicchio, il quale era subentrato al possesso della baronia di Albanella (1646, Istrumento notaio Giuseppe Vassallo di Eboli) per il tramite del padre Scipione Cannicchio. Detta moglie Cannicchio garantì alla famiglia d'Alessandro di godere di rendita dotale, proveniente dalla baronia di Albanella, fino alla seconda metà del XVII sec., allorquando detto feudo, già posto sotto sequestro per un'istanza di creditori (1660), fu venduto dalla moglie Porzia Capano del citato Cannicchio, morto senza eredi.Negli atti del notaio Tommasuolo si menziona, tra l'altro, l'interessamento da parte dei d'Alessandro sulla questione successoria della terra di Albanella, dopo la morte dell'ultimo Cannicchio, per i diritti di legittima della coerede Laura(godente di dote che passò con interessi di capitale ai figli, come da copia polizza del 30 agosto 1647 di Matteo Francesco Cannizzo.F.Nicolini, Notizie tratte dai giornali copia polizze degli antichi banchi napoletani, Vol.II,Na 1959,p.203) e per taluni crediti insoluti di D.Francesco Sr. Nel 1672 detto feudo fu rivenduto ai d'Urso/ Orso (Aniello) per ducati 18.778 passando poi, per matrimonio, ai Moscato, marchesi di Poppano a metà del XVIII sec.per rimanere in loro possesso fino all'eversione della feudalità. Il ramo dei d'Alessandro di Albanella mantenne, oltre al rango di Dominus, anche una residenza in Napoli durante il XVIII secolo.Difatti, costoro ebbero dimora alle spalle delle "ciance della Vicaria",confinando con il "vicolo de'Ferrari" e la "cappella di S.Verginella" nonché le "case del Regal Monastero di S.Chiara" (Atti notaio Giuseppe Tommasuolo,1729,ASN, Notai del Settecento,Sch.1150 Prot.32, ff.227 e ss.). Detta casa palazziata, oggetto di accordi successori tra Anna Maria ed eredi del defunto fratello Francesco Giacomo( figli di Liberato Junior, marito di Teresa Barba e succeduto a Liberato Senior, che morì nel 1711) viene descritta nei particolari nei suoi numerosi vani degli appartamenti, componenti l'edificio. Il portone, ornato di "piperno", immetteva in "cortile coverto con lamia a botte dipinta con impresa nel mezzo", mentre presentava alle spalle altro cortile comune ad altre proprietà. L'edificio, a due piani, aveva finestre "ferrate" contornate da pietra di piperno, con affacci sulla strada pubblica e sul cortile posteriore.La struttura comprendeva ben 32 vani, tra cucine, cantine, lavatoio, stalla, varie camere ed un loggiato scoperto sopra la cappella. Questa casa fu abitata, in ultimo, da Anna Maria dopo accordi successori con gli eredi del defunto fratello Francesco Giacomo. La medesima Anna M., sposata con Gennaro Longobardo di Napoli, rivendicò dote paterna e beni passati a detto fratello, a seguito della di lui morte, allorquando la cognata vedova, Margherita Di Cristoforo (tutrice delle figlie Teresa, Marianna e Francesca),manifestò intenzioni di rimaritarsi.Del resto D.Francesco Giacomo aveva ereditato gran parte del patrimonio familiare di detto ramo, tra cui i beni del parente D.Giuseppe d'Alessandro (donazione del 1720). I d'Alessandro di Albanella si estinsero nella seconda metà del Settecento, per mancanza di discendenza mascolina, in quanto l'unico figlio maschio, Pasquale, di D.Francesco Giacomo d'Alessandro morì giovinetto. Detta baronia è menzionata da vari araldisti, tra cui Berardo Candida Gonzaga (Memorie delle famiglie nobili delle Province Meridionali d'Italia) e dal Di Crollalanza (Dizionario storico-blasonico delle Famiglie nobili).





Panorama di Albanella e Chiesa di S. Sofia





Albero genealogico





Francesco Senior d'Alessandro-------------------Vespasiano d'Alessandro

Barone di Albanella, fine XVI-inizi XVII Sposa Lucrezia Del Giudice, 1600

Sposa Ortenzia Maiorino + prima del 1630
+ 1655
|
|
Claudia------------Liberato Seniore
Sposa Lausa Cannicchio,1632
+ fine XVIII sec.
|
|
Liberato Juniore
Giuseppe Sposa Teresa Barba
+ ottobre 1711
|
|
Anna Maria-----------------Francesco Giacomo
viv. 1726 Sposa Margherita Di Cristoforo
Sposa Gennaro Longobardo + prima 1728
|
|
Pasquale----Teresa-----Marianna----Francesca
+giovane viv.1726 viv.1726 viv.1726
prima 1726