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PRINCIPATO ULTRA
(Capoluogo Avellino)



Il Principato Ultra sorse nel 1287 con la suddivisione del precedente pur esteso Giustizierato di Principato e Terra Beneventana, si formò con riferimento di confine dei monti Picentini (“Principatus Ultra serras Montori”).Il suo territorio corrispose all’estensione delle attuali province di Avellino e Benevento (questa città era esclusa perché collegata allo stato Pontificio) e qualche comune del Foggiano e Potentino. Capoluogo fu Avellino e poi dal 1581 Montefusco, città Regia.

Faicchio

La baronia di Faicchio, distante circa 38 km da Benevento, fu terra che passò alla Corona sotto gli Aragonesi, per essere poi ceduta ai vari feudatari succedutisi e passare alla provincia Terra di Lavoro. Fu acquistata, con i suoi casali (Massa, Cortesano), da Pietro Nicola/Cola d’Alessandro su alienazione dei Sanframondo, conti di Cerreto, nel 1467 col “patto de retrovendendo” per ducati 500.
Detta proprietà feudale, con suo castello, rimase ai d’Alessandro fino al 1479, allorquando re Ferrante la volle cedere al suo maggiordomo, Giovanni Monsorio (“In anno 1467, il Ser.mo re Ferrante asserendo possedere la terra di Faicchio e casale di Massa ed altri casali, vendé con patto di retrovendendo detta terra, e casale a Pietro Cola d’Alessandro, presidente della R.Camera per duc.500, con il mero e misto imperio, e giurisdizione di cause civili, e criminali, ut in quint.IV , 205. In anno 1479 il Ser.mo re Ferrante vende, ed aliena a Giovanni Monsorio la terra di Faicchio, e Casale di Massa con il feudo di Surripe”, da Manoscritto presso Biblioteca di Biondi in Benevento, inoltre cfr. L.Giustiniani, Dizionario geografico ragionato, T.III,Napoli 1797,pp.247-48; D.Franco, Il castello di Faicchio nel suo declino, Napoli 1967,p.16; A.Meomartini, I comuni della Provincia di Benevento, Benevento 1970,p.246).
Pietro Cola/Pietrillo de Alexandro fu fratello dell’ambasciatore-giurisperito Antonio, nonché del barone Jacobuccio I/Giacomo di Cardito e di Giovanna. Sulla sua paternità,si sono già ricordate le due tesi: quella seicentesca di Montecco Erodoto che riconobbe nel banchiere Severo la diretta ascendenza, quella ottocentesca del Daugnon ed E.Ricca che sostennero, invece, la paternità di Paolo/Paolello, direttore del Gran Sigillo. Pietro Cola, secondo fonti storiche accademiche, fu maestro razionale della Regia Camera della Sommaria dal 1457, seppur il De Daugnon segnalò che già dal 1452 costui rivestì quel ruolo, assieme a Nardello de Balisterio, Giovanni Ferrerio, Angelo Scripando e Sansonetto d’Alessandro (Repertorio Diversi Offici a Benefici Regi della Regia Camera della Sommaria,fol.270 a tergo). Ma già il 20 agosto 1444 si verificò che il Luogotenente della Regia Camera della Sommaria ordinò a Gio.Mirabellis, direttore della dogana di Napoli, di dare del sale gratuitamente ai “Razionali” della suddetta Regia Camera, fra cui figurò Pietrocola de Alessandro e Paolello de Alessandro (Esecutoriale della Regia Camera della Sommaria, n°1, fol.182). Inoltre, lo stesso Daugnon annotò che il 25 luglio 1448 re Alfonso I d’Aragona consegnò diploma di nomina di “Razionale” della R.Camera della Sommaria a Pietrocola presso il castello di Piombino (stato dei Reali Presidi), con annua provvigione di once 46 e tarì 15. Per tale incarico, alla data del 15 marzo 1455, fu autorizzato “Privilegio” sovrano di pagamento al detto d’Alessandro delle dovute spettanze (Repert.Comma della R.Camera della Sommaria, fol.61). E’ ufficializzata al 1467, l’anno della sua Presidenza alla R.Camera della Sommaria, seppur risulterebbe che il 15 settembre 1459 Pietrocola d’Alessandro era già citato tra i Presidenti della detta R.Camera (Comma Regia Camera della Sommaria,Vol.7, f.102). Vi è, pure, altra conferma d’archivio circa la di lui presidenza alla Regia Camera, in quanto alla data del 15 settembre 1472 risulta essere nell’elenco dei 12 Presidenti, beneficiati per tomoli 6 di sale gratuitamente, come da ordine di Jurrico d’Avalos a Nardo di Mercugliano, arredatore della Dogana del sale in Napoli (Curiae della Regia Camera della Sommaria, Vol.11, f.15). Stessa donazione si ripeté l’anno successivo, l’11 settembre 1473 (fol.67), a seguire il 13 settembre 1475 (fol.219t.), l’11 settembre 1481, il 12 settembre 1482, il 17 settembre 1483, il 6 settembre 1484, il 6 settembre 1485 (Curiae..Vol.14, f.118,Vol.18, f.17t,121t,218,321t).
Pietrocola ebbe anche diversi incarichi in Terra d’Otranto, “pro magno camerario”.Nel 1464 partecipò a lite in Taranto contro il notaio Oddo di Bitetto, nonché nel 1482-89 contro debitori del notaio Maringo ed altre situazioni litigiose anche in Lecce e Napoli (Accademia Pontaniana, Fonti Aragonesi, Vol.XIII, Napoli 1990, pp.5-15,59-69,79-81,164-205). Sposò Caterina Pagano, come attestano il Daugnon e l’Erodoto, del sedil di Porto, poi in seconde nozze, prese Grissella Di Gennaro (vedova di Giovanni Mele) nel 1488 (testamento di Leone Di Gennaro del 1488, fol.70, notaio Francesco Pappacoda, Napoli).
Si hanno, poi, notizie relative al possesso del sunnominato possesso baronale della terra di Faicchio, in quanto è citata, in data 22 marzo 1469, la protesta del Presidente della Sommaria, Pietrocola de Alexandro, contro “i gabellotti di Carbonara”, perché costoro imposero il dazio sulle merci spedite dal suo feudo di Faicchio (D.Maffei, M.Ascheri, Scritti di storia del diritto offerti dagli allievi a Domenico Maffei, 1991, p.340-nota 18).E’ nota, pure, la nomina del medesimo d’Alessandro a Commissario Regio nel 1478, su mandato di re Ferrante,insieme a Guglielmo Candell e Bernardo Materdona, per la confisca dei beni di Lorenzo dè Medici in Napoli (sede del banco, i crediti,la proprietà), in occasione della guerra contro l’esercito pontificio-napoletano. Nel 1481, in qualità di “Credenziere a vita” si trovò presso il “Percettore” di terra d’Otranto per la riscossione di nuove imposte. L’anno successivo, 1482, ottenne nomina di Commissario Regio per gestire il fallimento del banco dei Salutati, tra i cui creditori figurarono gli Spannocchi (4.000 ducati), Giovanni de Caris, Nicola d’Errico etc.(A.Silvestri, Sull’attività bancaria napoletana durante il periodo aragonese, Napoli 1953,pp.30-32). Tale incarico lo mantenne, anche, per la gestione delle terre e beni sequestrate dalla Corona aragonese contro quei baroni congiurati (1485-86). In particolare, Pietrocola fu inviato, nelle vesti di Regio Commissario, nel contado di Molise nel 1487 primi mesi) per occuparsi delle proprietà dei ribelli. Successivamente, ebbe anche l’incarico di Regio Capitano-percettore nella contea dei Mareri/Maneri nell’Abruzzo aquilano, tra il settembre del 1487 e l’agosto del 1488 (“Similes instructiones expedita fuerunt in persona Petri de Alexandris in subscriptis terris Comitatus Marerij, quae terrae non fuerunt notatae in primo et sexto capitulo Instructionum”; Società Napoletana di Storia Patria, Regis Ferdinandi Primi Instructionum, Napoli 1916, pp.134,140,221; A.Broccoli,Archivio Storico Campano, Caserta 1896, p.86). Re Ferdinando d’Aragona, difatti, con sua Istruzione (LXXXVI) ordinò di vendere i beni del conte di Mareri il 16 agosto 1487.
Pietrocola, con il fratello Jacopo/Jacobuccio, a detta dell’Erodoto, intentarono lite di reintegra della famiglia d’Alessandro alla piazza di Porto nel 1492, provando “di essere figli di Severo”. Costui lasciò testamento, in data 3 gennaio 1493, presso il notaio Vincenzo Guerra, con il disporre di lasciare un donativo di una somma di ducati annui ai monaci della chiesa di S.Pietro Martire per la celebrazione della S.messa negli anniversari della di lui scomparsa, da recitarsi nella cappella di famiglia. Pietrocola d’Alessandro si spense il 5 febbraio 1493,come documenta la lettera scritta da re Ferdinando d’Aragona a suo fratello ambasciatore Antonio, in cui lo conforta nel dolore e lo assicura di prendersi cura dei suoi figli (Exterorum n°2, fol.123 tergo).
I figli di Pietrocola ebbero incarichi governativi: Baldassarre fu governatore d’Aquila (si sposò con Marzia/Maria Di Gennaro procreando figli senza discendenza) e morì nel 1534. Lorenzo fu governatore di Monopoli nel 1514 (Repert.Uffici e benefici Regi della Real Camera della Sommaria, fol.484 tergo) e deputato della Salute per il seggio di Porto, coinvolto, tra l’altro, nella congiura dei baroni del 1547 (sposò Cecilia de Angelis, procreando Gio.Francesco, capostipite del ramo dei Pescolanciano). Salvatore fu governatore di Taranto e d’Aquila, successivamente al fratello nel 1512 (Repert.Uffici e benefici Regi della Real Camera della Sommaria, fol.484 tergo).
Costoro, dopo la morte del padre Pietrocola nel 1494, furono coinvolti in una lite sollevata dal nobile Tommaso Folliero per un preteso credito di DL.400. Nel processo si menzionò “il Procuratore dei nobili Baldassarre, Salvatore e Lorenzo d’Alessandro di Napoli, pupilli figli ed eredi del quondam Pietro Nicola di Alessandro” (Processi della R.Camera della Sommaria, Vol.507, n.5757, Pandetta antica, “Atti del nobile Tommaso Folliero di Napoli con gli eredi del Mag.co Pietrocola d’Alessandro et altri, sopra l’assistenza dei beni del quondam Franceschetto Folliero”.
Altra figlia del medesimo Pietrocola fu Fiola/Figola d’Alessandro che si sposò in prime nozze con Antonio Gambacorta, poi con altri signori. Nel 1513 risultò essere vedova di Antonio Gambacorta e ricorse alla R.Camera della Sommaria, onde garantire la dote spettante sopra la terra di Ripa (Repert.Comma della R.Camera della Sommaria, fol.192 tergo).Ottenne, quindi, sentenza a suo favore per la garanzia della dote su detta terra di Ripalimosana nel 1514, con avallo dei fratelli Leonardo e Lorenzo d’Alessandro, nonché della madre Caterinella Pagano. Simile processo si concluse dopo quasi due anni,visto che cominciò nel 1512, allorquando Fiola sollevò lite contro il Regio Fisco per la sicurezza della propria dote, ammonante a Dl.2000, sopra il castello di Ripalimosano (Processi della Regia Camera della Sommaria, in Pandetta antica,n.115, Vol.20,f.24). Alla data del 1536 risultò essere moglie del “Mag.co Matteo Mayorano”, per il quale matrimonio le spettò una dote annua di Dl.40 sopra la città di Minervino, “ad essa venduti per la predetta D.Giovanna Cantelmo a iuxta lictera Regiae Camerae 12 Genn.1536”(Cedolario Provincia di Bari, anno 1639, f.227 tergo). Seguì altro matrimonio con Antonio Brancaccio, da cui ebbe il figlio Vespasiano, che presentò alla R.Corte il relievo per gli annui Dl.40 delle rendite sopra la città di Minervino, godute dalla defunta madre. Nel 1560, con decreto del quondam Regio Consigliere Nicola Francesco Costanzo furono così riconosciuti al detto Vespasiano, e per esso ad Antonia Sersale, sua moglie, Dl.400 per i vari anni non percepiti (Cedolario Provincia di Bari, Anno 1639, f.232 tergo).
Si rinvengono presenze di nuclei familiari d’Alessandro, di modesto rilievo, nel beneventano da sottoporre ad accurata ricerca.


Castello di Faicchio



Lettera di re Ferdinando d’Aragona per la morte di Pietrocola d’Alessandro, 1493